Le Pietre Giapponesi

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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:14

Le pietre ad acqua giapponesi - sia naturali che sintetiche - sono note per la rapidità della loro affilatura, non solo per gli utensili giapponesi, ma anche per i loro omologhi occidentali. Le particelle che producono l’affilatura sono legate tra loro in modo blando, così che durante la lavorazione quelle che si trovano in superficie sono portate via rapidamente, lasciando spazio a particelle fresche e fortemente abrasive. Queste pietre ad acqua devono essere lubrificate solo con acqua ! Non usate mai olio !

La vasta gamma di pietre metterà l’esperto in grado di trovare, tra tanti famosi produttori, la pietra ideale per le sue esigenze. Poichè ogni produttore studia le proprie pietre per ottenere un diverso mix di caratteristiche, e quelle caratteristiche possono variare molto tra le diverse pietre, per una combinazione ottimale di pietre da affilatura la maggior parte degli affilatori sceglie pietre da produttori differenti. Se si arriva a conoscere le caratteristiche di certi tipi di pietre, può essere che un produttore sia in grado di fornire tutte le pietre di cui uno ha bisogno, il che in qualche caso può essere un vantaggio. Ma non c’è la soluzione giusta per tutte le situazioni: le pietre devono adattarsi alle esigenze e al modo di lavorare di ognuno di noi.

Per contro una gamma così vasta può rendere difficile selezionare la combinazione giusta; perciò vi offriamo una piccola guida per assistervi almeno nella scelta iniziale.
Anzitutto i diversi produttori:

Matsunaga, che produce le marche KING e SUN TIGER è forse il produttore più conosciuto in Europa. Il suo punto di forza è la produzione di pietre morbide molto tradizionali, che affilano rapidamente e rapidamente espongono particelle abrasive fresche. Questo genere di pietre devono essere rettificate molto spesso per mantenerle piane ed efficaci.

Le pietre CERAX di Suehiro sono leggermente più dure, e perciò non si consumano velocemente come le classiche pietre giapponesi. Con le pietre da 8.000 si ottiene forse il filo più affilato in assoluto con una finitura a specchio su scalpelli e ferri simili. Suehiro propone anche una piccola pietra combinata per coloro che non affilano tutti i giorni e che sono restii a spendere così tanto per una pietra Cerax.

Le pietre della SHAPTON sono forse le pietre giapponesi più dure in assoluto. Rimangono piane molto a lungo e così se cercate una pietra di grana abbastanza grossa per affilare velocemente e senza doverle rettificare molto spesso, queste sono probabilmente la scelta più giusta. Anche le pietre a grana fine lavorano molto bene. Ma le pietre SHAPTON non danno la stessa superficie e spechio delle pietre più morbide.

Il più grande vantaggio delle pietre NANIWA è relativo soprattutto alle loro grane più fini. Nessun’altra pietra vi potrà garantire una finitura a specchio così perfetta.
Quale pietra usare, a seconda delle esìgenze?

Per una affilatura grossolana che elimini dei grossi segni o per quando la lama è particolarmente consunta, si richiedono pietre dalla 120 alla 400. Noi consigliamo in questo caso pietre dalla 120 alla 240.

Per una affilatura normale si consigliano pietre tra la 700 e la 1200.

Per eliminare i graffi e la bava lasciati dalle pietre più grossolane, e lucidare la superficie, si possono usare pietre dalla 2000 in su. Un limite superiore teoricamente non esiste, ma al tempo stesso pietre oltre la 10000 non producono miglioramenti apprezzabili nel filo. Si noti anche che oltre l’8000 non esistono standard giapponesi di misurazione. Visto quante pietre dichiarano di avere una grana estremamente fine, non si può far altro che fidarsi dei produttori.

Per chi ha una certa esperienza di affilatura, raccomandiamo una pietra di finitura con grana 8000. Nel dubbio, o per i principianti, pietre con una grana tra 3000 e 6000 produrranno risultati accettabili.

Per cui, in conclusione, ci vogliono almeno tre pietre per fare un buon lavoro di affilatura: una per molare, una per affilare e una per lucidare.

Per chi affila solo occasionalmente e non prevede di dover rimuovere grossi danni, potrebbe andar bene una pietra combinata. La misura scelta deriverà da un trade off tra costo e rapidità. Più la pietra sarà grande, più rapidamente procederà il lavoro. Anche con le pietre piccole farete un buon lavoro, ma ci vorrà un po’ più tempo.
Quanto devo spendere ?

Le possibilità di mettere assieme un buon set da affilatura sono numerose e variano in funzione delle esigenze e del budget a disposizione. Qui sotto vi proponiamo un certo numero di combinazioni possibili per molare, affilare e lucidare i vostri ferri.

La soluzione extra più economica: una home stone Naniwa, grana 120, Nr. 313260, € 11.95, e una pietra combinata home stone Naniwa grana 1000/3000, Nr. 313264, € 16.95, per un totale di€ 28.90.

La soluzione più economica: una pietra combinata King, grana 250/1000, Nr. 309353, € 21.90, e una piccola King grana 4000 da lucidatura, Nr. 309359, € 21.90, per un totale di€ 43.80.

Soluzione tradizionale con pietra combinata: una Sun Tiger da 240, Nr. 309371, € 38.50, e una King combinata da 1000/6000 Nr. 309367 € 42.90, per un totale di € 81.40.

Soluzione tradizionale con tre pietre: una Sun Tiger da 240, Nr. 309371, € 38.50, una King da 1000, Nr. 309351 € 22.50, e una King da 6000, Nr. 309356 € 42.90 per un totale di€ 103.90.

Affilatura facile e veloce con tre pietre: una Shapton da 120 Nr. 310960, € 45.00, una Shapton da 1000, Nr. 310963 € 48.00, una Cerax da8000, Nr. 312093 € 75.00 per un totale di€ 168.00.

Affilatura facile e veloce con tre pietre per chi cerca una affilatura a specchio: una pietra da 120 della Shapton, Nr. 310960, € 45.00, una pietra da 1000 della Shapton 1000, Nr. 310963 € 48.00, una Naniwa da8000, Nr. 313247 € 57.50 per un totale di € 150.50.

Una linea di pietre Naniwa per un processo di affilatura accurata e una lucidatura a specchio: una pietra da 220, Nr. 313240, € 26.90, una pietra da 1000, Nr. 313243 € 33.90, e una da 8000, Nr. 313247 € 57.50 per un totale di € 118.30.

Una linea di pietre Shapton per un'affilatura relativamente veloce per chi non cerca la finitura a specchio: una pietra da 120, Nr. 310960, € 45.00, una da 1000, Nr. 310963 € 48.00, e una da 8000, Nr. 310967 € 89.00 per un totale di € 182.00.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:20

Pietre ad acqua giapponesi: King e Sun Tiger

Il produttore giapponese di pietre da affilatura Matsunaga, a Osaka, che propone le marche King e Sun Tiger, è il produttore di pietre giapponesi ad acqua più vecchio e più conosciuto in Occidente.

Le King sono piuttosto morbide e sono piacevoli da usare, perchè si apprezza agevolmente il lavoro di affilatura. Questo genere di pietre morbide devono essere rettificate piuttosto spesso perchè si forma rapidamente uina concavità.

Le pietre da 240 della Sun Tiger sono anch’esse abbastanza morbide e anche in questo caso si forma abbastanza rapidamente una concavità. Ma per contro tagliano molto rapidamente e sono adatte anche per togliere sbeccature e segni vari nelle lame di scalpelli e coltelli. Una sbeccatura da un coltello si elimina in pochi minuti, ma con scalpelli o ferri pialla, bisogna controllare regolarmente che non si formi la concavità. Quando si affila un coltello, se si fa scorrere la lama su tutta la pietra, questa tenderà a rimanere piana. Ma se si hanno da affilare una certa quantità di scalpelli, la pietra inizierà ben piana e formerà un filo bello regolare, ma ora dell'ultimo sarà così deformata che occorre già rettificarla prima di ripartire. Più la pietra è morbida, più va tenuta d'occhio e più spesso richiederà di essere rettificata. Questa non è una cosa gradita a tutti, ma se uno la accetta, si ritroverà con una signora pietra che gli garantirà un ottimo risultato in breve tempo. La SUN TIGER da 240 richiede anche molto meno sforzo di una, per esempio, SHAPTON da 120. Le pietre morbide hanno il vantaggio che mordono e cominciano ad affilare sin dal primo colpo.

Le pietre ad acqua diventano concave con l'uso e richiedono una rettifica periodica. Una pietra perfettamente piana è indispensabile per un'affilatura ben fatta, specialmente con lame dritte come scalpelli e ferri pialla.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:22

Pietre ad acqua giapponesi: Suehiro e Cerax

Il produttore di pietre ad acqua Suehiro, della provincia di Niigata, propone le marche Suehiro e Cerax. Cerax è la più conosciuta delle due. La particolarità di queste pietre è che non si consumano rapidamente come le classiche pietre ad acqua giapponesi. Con la 8000 si ottiene una lama affilatissima e perfettamente a specchio. A parte questo, noi offriamo la classica SUEHIRO da 6000 e anche una 3000 come soluzione intermedia tra l'affilatura e la lappatura.

Noi consigliamo di non lasciare le pietre SUEHIRO e CERAX a mollo troppo a lungo. E sufficiente immergerle cinque minuti prima dell'utilizzo. La superficie dio queste pietre può rovinarsi se stanno immerse troppo a lungo. Il che non è necessariamente uno svantaggio, infatti succede perchè poco legante tra i cristalli: meno legante significa affilatura più rapida perchè le particelle usate si staccano e lasciano il posto a quelle nuove e più abrasive.

Le pietre ad acqua diventano concave con l’uso e richiedono una rettifica periodica. Le nostre pietre da rettifica sono fatte apposta. Una pietra perfettamente piana è indispensabile per un'affilatura ben fatta, specialmente con lame dritte come scalpelli e ferri pialla.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:25

Pietre ad acqua giapponesi: Shapton

Il produttore di pietre ad acqua SHAPTON, di Nabatame, provincia di Tochigi, propone le pietre più dure. Diversamente da quasi tutte le altre marche, le pietre Shapton rimangono piane più a lungo e quindi devono essere rettificate meno spesso.

Le pietre da affilatura SHAPTON danno il meglio di sè, quando si usano per ottenere un'affilatura di base con molta rapidità. Il processo di affilatura risulta molto diverso rispetto a quello su pietre più morbide. La durezza relativa delle pietre Shapton si percepisce e viene istintivo controllare se la pietra sta effettivamente lavorando. Ma lavora eccome, e anche velocemente.

La 120 affila quasi velocemente come la 240 di SUN TIGER di Matsunaga, e, come indicato sopra, mantiene a lungo la superficie piana. Si riescono a far rendere ancora di più le pietre a grana più grossa se si usa un po' più pressione rispetto alle pietre morbide.

La 1000 di SHAPTON taglia più rapidamente della tradizionale giapponese da 1000, ma se esaminiamo il filo al microscopio, vediamo che risulta un po' più irregolare rispetto a una pietra da 800 tradizionale..

Diversamente dalle pietre ad acqua da 8000, tradizionali e CERAX, la Shapton da 8000 lucida molto poco, lasciando invece una superficie, molto liscia, ma leggermente opaca. Che questo influenzi o meno il grado di affilatura a fini pratici non è verificato, ma è risaputo che anche alcune delle più rinomate e più costose pietre naturali giapponesi non lasciano una superficie a specchio, l'affilatura che si ottiene con queste pietre è giustamente famosa.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:29

Pietre ad acqua giapponesi: NANIWA

Il produttore giapponese di pietre ad acqua NANIWA, con sede a Osaka, è rinomato come il fornitore della migliori pietre da affilatura.

Le pietre da affilatura e lappatura della Naniwa, quanto a durezza, si collocano in una posizione intermedia tra le Cerax e le Shapton (più vicine alle Cerax) e sono molto piacevoli da usare. Si ha quasi la percezione della lama che diventa man mano più affilata.

Le pietre Naniwa nelle grane più fini sono l’ideale per la la lappatura. Con nessun’altra pietre otterrete un filo così impeccabile.

Le pietre ad acqua diventano concave con l'uso e richiedono una rettifica periodica. Le nostre pietre da rettifica sono fatte apposta. Una pietra perfettamente piana è indispensabile per un'affilatura ben fatta, specialmente con lame dritte come scalpelli e ferri pialla.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:31

Pietre combinate

Per molti utilizzatori una pietra combinata rappresenta una buona soluzione. Per chi invece affila molto avere a disposizione solo una faccia per ogni grana può essere uno svantaggio. Con le pietre ad una sola grana, si possono usare entrambi i lati, e questo può far risparmiare tempo quando ci si accorge che la pietra è troppo scavata per affilare bene; basta girare la pietra e si continua senza essere obbligati a interrompere l'affilatura per rettificare la pietra.

Le nostre pietre combinate piccole e le mini pietre combinate con manico in plastica sono pensate per chi cerca una pietra poco costosa da tenere a portata di mano in cucina o in laboratorio o in una borsa attrezzi da viaggio senza investire cifre considerevoli.

Entrambe le pietre Cerax sono, grazie al loro rapporto prezzo / prestazioni, le preferite per l'affilatura dei coltelli. Per il principiante l'ideale è la 1000 / 3000, mentre per i più esperti la 1000 / 6000 darà un filo ancora più tagliente.

Attenzione: poichè le pietre giapponesi derivano la loro efficacia dal fatto che le particelle abrasive hanno un legame blando, anche la colla che tiene assieme le due parti non è a prova di bomba, e può succedere che le pietre si separino. Questo non da diritto alla sostituzione. E' sufficiente prendere una colla resistente all'acqua e riincollare le due parti o lasciarle separate e usarle come delle normali pietre a una grana sola.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:36

L'utilizzo delle pietre ad acqua giapponesi

pietre ad acqua giapponesi Le pietre ad acqua giapponesi, che siano naturali o sintetiche, sono rinomate per la loro capacità di affilatura rapida. Dato che le fonti di pietre naturali sono sempre più sfruttate, oggi c'è più un interesse crescente per le pietre artificiali. Il legame più lasco tra i grani fa sì che man mano che si usurano vengono rimossi e lasciano il posto a grani nuovi e affilati.

Prima dell'uso mettete la pietra a mollo - normalmente 5 minuti bastano, che possono diventare dieci con pietre molto grossolane. (Importante: non esponete mai petre bagnate a temperature inferiori allo 0°C. Potreberro rompersi). Posate la pietra su una superficie non scivolosa o fissatela tra due pezzi di legno..

Utilizzate possi bilmente l'intera superrficie della pietra per rinviare il più possibile l'inevitabile formazione di un avallamento. La fanghiglia che si forma va sciacquata regolarmente, mentre può rimanere sulla pietra se volete ottenere un affilatura più fine a parità di pietra - come potreste fare con una pietra più fine; questo tipicamente al termine di un processo di affilatura.

Le pietre ad acqua risultano efficaci solo con acqua. Non utilizzate mai olio! Se lo fate la vostra pietra diventerà inutilizzabile!

Selezionate le pietre per lo specifico utilizzo. Serve a poco utilizzare una pietra ultrafine per lavori grossolani. I criteri I criteri che vi consiglamo sono:

1. Per lavori grossolani - prima affilatura con grossi segni o se la lama è molto arrotondata - è consigliabile utilizzare pietre con grana tra 200 e 400;
2. Per i normali lavbori di affilatura la pietra adatta è compresa tra 800 e 1200;
3. per la fase finale dell'afilatura e la lucidatura delle superrfici la grana varia tra 3000 e 8000. Se siete principiante lsaciate perdere la pietra da 8000 - solo utilizzatori esperti sanno cogliere la differenza e riescono ad utilizzarla in modo appropriato.

La pietra deve essere perfettamente piana. Con una pietra consunta e molto scavata non otterrete mai un buon risultato - ameno che non stiate affilando scalpelli curvi. Comunque una pietra incavata è sempre recuperabile, ma deve essere rettificata. Esistono diversi metodi per ottenere questo risultato. Le pietre giapponesi sono rapide e facili da rettificare, perchè sono morbide e il legame tra le particelle è lasco. Perciò questa procedura si rende spesso necessaria.

1. Sfregate due pietre l'una contro l'altra - questo è il metodo più antico e più diffuso, ma non consente di raggiungere una planarità completa.
2. Prendete un blocco di ceramica specifico per questo uso, versateci sopra un po' d'acqua, una cuchio da the di polvere di carburo di silicio e si può cominciare subito a lavorare la pietra con pressione leggera e movimenti circolari. Il bloco di ceramica costa comunque abbastanza caro e in alcuni casi non garantisce una totale planarità.
3. La terza possibilità è utilizzare carta vetrata resistente all'acqua , che si bagna e si fa aderire a un pezzo di vetro o a un altra superrficie piana. Nel caso di pietre notevolmente incavate partite pure con una carta da 80 o da 120, per passare poi a grane più fini. Anche in questo caso potete utilizzare polvere di carburo di silicio e raddoppierete la velocità di lavorazione.
4. I puristi respi ngono entrambe queste modalità argomentando che le particelle dure della carta vetrata e della polvere di carburo di silicio
5. rimangono annidate nella superficie della pietra e nella successiva affilatura aggredisccono il filo del tagliente. E' un argomento da prendere in considerazione, si può però ribattere che nell'ultima fase della rettifica si utilizza carta molto fine, da 600, con una pressione limitata e con un acccurato lavaggio finale.
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Re: Le Pietre Giapponesi

Messaggioda Aldebaran » 09/11/2010, 13:48

Appunti di affilatura di Ron Hocks

Ron Hock produce ferri piala di eccellente qualità Per quanto molti falegnami considerino l'affilatura una sorta di meditazione interiore in preparazione alla lavorazione del legno, la maggior parte vuole completare questa operazione alla svelta per dedicarsi al lavoro vero e proprio. Sull'affilatura ci sono ben più cose da dire di quante ne troverete in queste poche pagine. Per questo vi rimando ad alcuni libri specifici sull'argomento. Quello che vi propongo qui in sintesi sono alcune idee e metodi che vi possano facilitare il compito.

Anzitutto l'obiettivo: un tagliente affilato esiste solo dove due piani (p.e. la faccia principale e lo smusso di un ferro pialla o di uno scalpello) si incontrano con un angolo pari a 0°. Chiaramente lo 0° è un valore limite, che però noi dobbiamo sforzarci di raggiungere.

Immagine

Una lama avrà sempre un raggio, ma è nostro compito rendere questo raggio il più piccolo possibile. Un acciaio a grana fine rende il compito più facile, perchè le particelle essendo più piccole aiutano ad ottenere un raggio più piccolo, cioè una lama più affilata.

Prossimo punto: come ottenere una lama più affilata. Tutti i comuni materiali per affilatura rendono una lama affilata. Quale utilizzare è una vostra scelta. La pregiata pietra ad olio dell'Arkansas è leggendaria e mantiene forma e planarità con poca fatica. La Arkansas è un prodotto naturale ricavato dalla roccia e dura una vita. Le pietre ad acqua artificiali - sempre più di provenienza giapponese negli ultimi tempi - hanno là una lunga tradizione. Queste pietre affilano più in fretta, perchè sono più morbide. Le particelle logore vengono agevolmente lavate via lasciando spazio a particelle fresche e affilate. Ma è proprio questa morbidezza a richiedere una frequente affilatura. Se la pietra è incavata, è impensabile rettificare e affilare.

Molti falegnami utilizzano vari tipi di carta vetrata bagnata come strumento di affilatura. Un pezzo di vetro fa da superficie piana e i fogli di carta abrasiva vengono sostituiti man mano che si procede nell'affilatura. Il basso investimento iniziale, la facilità d'uso e l'ampia gamma di grane disponibili (fino a 2000 e anche oltre attingendo dal settore automobilistico) ne fanno un ottimo modo per iniziare. Esistono poi le pietre diamantate (ideali per il lavoro grossolano), i piani di lappatura (chi li conosce non ne farebbe più a meno), pietre ceramiche, strisce di cuoio (imbattibili per l'ultima finitura), e una vastissima selezione di elettroutensili nati per facilitare questo compito.

Se avete un metodo con cui vi trovate bene continuate a usarlo. I prossimi punti sono piuttosto generici e potete seguirli indipendentemente dalle vostre preferenze nel campo dell'affilatura. Se siete alle prime esperienze e non avete dotazioni di materiale abrasivo, andate in un negozio di prodotti per auto e comprate un paio di fogli di grana per tipo delle grane 180, 320, 400, 600, 1200 a 2000. Alcuni usano la colla numero 77 della 3M per fissare i fogli di carta vetrata; la trovate negli stessi negozi. Poi passate dal vetraio e procuratevi un pezzo di vetro da 40 x 40 cm, spessore 6-7 mm. Una piastrella di marmo o un pezzo di un top di granito vanno altrettanto bene. Adesso fate spazio sul bancone per il vetro o la piastrella. Con una lama nuova partite con la grana 600. Se il retro richiede un intervento più energico, passate a una grana più grossa e guadagnerete tempo. In caso di riaffilatura, se il filo è molto rovinato può essere necessario partire con la 320 o addirittura con la 180.

Le guide di affilatura sono una cosa utile. Se ne avete una è il momento di cominciare a usarla. La maggior parte dei ferri da pialla sono affilati a 25°, ma alcuni credono che sia sufficiente avere aria sotto la lama. In altre parole, visto che il ferro di una bench plane è normalmente inclinato a 45°, qualsiasi angolo di affilatura inferiore a quello sarebbe adatto. E siccome uno smusso più spesso è anche più robusto, il filo dovrebbe durare più a lungo. Le bench plane e le block plane sono sempre state affilate a 25°. Per le nostre lame destinate alle pialle in legno autocostruite James Krenov indica uno smusso di 30°. Per gli scalpelli si utilizzano angoli variabili in funzione del tipo di legno e del vostro modo di lavorare; 25° per legni teneri e lavori leggeri, 30° per legni duri e lavori pesanti. La funzione della guida di affilatura è di determinare e mantenere l'angolo di lavoro. Può anche accelerare l'intero processo consentendovi di aumentare l'inclinazione di un grado o due, così da affilare solo l'estremità della lama. L'angolo del bisello è determinato dalla sporgenza della lama rispetto alla guida.
Questa distanza determina l'angolo di affilatura

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Non avete una guida di affilatura? Fa niente; basta fare più attenzione durante l'operazione di affilatura. L'importante è che l'angolo venga mantenuto costante durante tutta l'operazione. Se fate oscillare la lama, il bisello risulterà convesso, "tondeggiante" e l'effettivo angolo di taglio sarà maggiore di quello desiderato. Non è la fine del mondo, ma rende impossibili confronti omogenei tra legni, tipi di acciaio, attrezzi ed angoli di taglio. Potete anche prepararvi una sagoma angolata in legno o altri materiali e usarla come supporto per mantenere l'angolo impostato.

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Cominciate ad affilare il bisello - finchè si comincia a vedere la bava sul retro. La sbavatura può non essere particolarmente visibile e si ridurrà man mano che passerete a grane più fini, ma la potrete sentire con l'unghia. Se l'angolo è ampio (che è un modo raffinato per dire che il ferro è in pessime condizioni), ci può volere un po' prima che si cominci a vedere la bava, ma bisogna riuscirci o il lavoro non è completo. E' la bava che ci garantisce che i due piani si sono incontrati (il solito discorso dell'angolo pari a 0°)

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Adesso girate la lama, e lavorate il retro. Lappare il retro è importante come affilare il bisello. Lo ripeto: lappare il retro è importante come affilare il bisello. Pensateci: in una bevel down è il retro della lama che taglia. Quindi dovete lavorare il retro alla perfezione per garantirvi che il filo sia diritto, liscio e affilato. Molti falegnami ritengono che tutto il retro dovrebbe essere spianato e tirato a lucido. Altri ritengono che una striscia di pochi millimetri a partire dal filo sia sufficiente, visto che il rompitrucioli lascia esposto anche meno di quella misura. Valutate voi.
Se potete lasciare la guida attaccata alla lama, fatela sporgere di fianco alla pietra. Se invece intralcia dovrete misurare e riposizionare la lama ogni volta che cambiate grana. Iniziate con la grana grossa che avete usato prima e passate la lama con movimenti prolungati tenendola ben aderente alla pietra. Proseguite finchè i segni sono omogeneamente distribuiti su tutta l'area da levigare. E' del tutto normale che un lama abbia una leggera cavità nella parte posteriore e le prime passate riveleranno un segno di metallo pulito a forma di arco. Potete ampliare quest'area finchè tutto il retro è coperto di segni grossolani. Quando siete al punto che la superficie planare del retro incontra la superficie planare del bisello (angolo zero!) comincerete a formare la bava. Ce l'avete fatta !

Passate ad una grana più fine e ripetete l'intero processo. Una volta completato il retro con la grana più grossa, il tutto diventa molto più facile e veloce. Coinviene angolare la lama quando si lavora sul retro e cambiare angolazione al cambio di grana. In questo modo sarà più facile vedere quando avrete eliminato tutti i segni della grana precedente e che bisogna cambiare nuovamente.

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Controllate regolarmente la lama per essere sicuri che sia sempre ad angolo retto! Se così non fosse premete un po' di più sull'angolo sporgente così da recuperare la perpendicolarità. Continuate con le diverse grane fino ad esaurirle. Dopo alcune le superfici levigate cominceranno a sembrare degli specchi: segno sicuro di un'affilatura quasi completa.

Nella maggior parte dei casi la 2000 è più che sufficiente, ma se volete raggiungere la perfezione potete arrivare ad usare una pietra ad acqua da 6000 o un supporto liscio caricato con una pasta a base di ossido di cromo (ossido verde o "verde dell'arrotino"). La pietra all'acqua da 6000 è "morbida" e lavora bene, ma la lama tende ad impiantarsi. Richiede passate lente, nonchè molta acqua e molta pazienza. Il supporto può essere in cuoio, cartone o legno; una superficie piana e liscia che riceva il finissimo abrasivo di cui avete bisogno. E' meglio lavorare tirando la lama, per evitare di tagliare il supporto. Mi raccomando di mantenere il retro piatto rispetto al supporto e il bisello con la giusta angolazione per evitare di arrotondare l'estremità.

Per verificare l'affilatura potete radervi i peli del braccio; una lama affilata ci riuscirà senza fatica. Ma se avete pochi peli o se non vi piace avere una striscia depilata, esistono dei metodi alternativi. Una lama ben affilata farà prese su un unghia o su una penna di plastica, mentre una lama non affilata tenderà a scivolare via.

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Un altro modo per verificare su una lama è affilata è quello di esaminarla sotto la luce diretta: se la lama riflette è smussata. (Ricordate il discorso dell'angolo pari a 0°? E' l'angolo del filo della lama che riflette la luce e se non c'è angolo, non c'è riflesso).

Se avete affilato uno scalpello o la lama di una pialla senza controferro, la vostra fatica è finita. Altrimenti adesso dovete affrontare il controferro. Verificate come prima cosa che il suddetto faccia contatto con la lama per tutta la larghezza e non lasci passare luce; se così non fosse i trucioli potrebbero facilmente impigliarsi. A questo punto cominciate a levigare la supeficie esterna. Quanto tempo sarà necessario è strettamente in funzione delle condizioni di partenza e quando l'intervento sarà sufficiente si può valutare solo in base all'esperienza e a una prova d'uso. Utilizzate la stessa serie di abrasivi evitando grane più grosse del necessario. I controferri in genere non sono temprati, per cui il lavoro dovrebbe procedere rapidamente. Passate una ad una tutte le grane finchè i graffi saranno spariti e la superficie sarà liscia alla vista e al tatto. A questo punto avete davvero finito.

Riaffilate spesso e in misura limitata, con abrasivi non troppo grossolani per garantire delle lavorazioni impeccabili e anche per risparmiare tempo alla lunga.
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